CASO STUDIO DI: massimo

Il libro è rimasto chiuso in libreria per 7 anni… Quando l'ha aperto, ha sciolto la morsa che lo stringeva h24: La storia di Massimo.

La storia di un fiorentino di 62 anni, 30 di buddismo alle spalle, che ha trovato nel corpo quello che cercava da una vita!

"Non è un pensiero, la mia sofferenza. È una sensazione dentro il mio corpo. E questo, per me, è stato scoprire un mondo."

C'è un'idea diffusa: se soffri da una vita, ti servirà una vita per uscirne. Anni di lavoro su di te, di pratica, di disciplina. E se tutto questo l'hai già fatto, trent'anni di pratica, per dire, e la morsa è ancora lì? Allora, ti dice la testa, forse sei tu il problema.

Ne sa qualcosa Massimo, 62 anni, di Firenze. Uno che nella vita ne ha viste parecchie: un periodo di tossicodipendenza pesante a vent'anni, da cui è riuscito a rialzarsi. Trent'anni di pratica buddista, di cui parla con gratitudine, "non rimpiango niente, anzi". Un matrimonio finito, una figlia che vive in un'altra città, e poi una lunga convivenza di dieci anni, finita anche quella.

Ed è lì che qualcosa si è rotto diversamente dal solito.

"Questa volta mi sentivo proprio che non finiva mai, sta sofferenza. Come se mi mordesse qualcosa dentro. Una morsa che mi stringeva h24, dalla mattina alla sera."

Sette anni prima, un'amica gli aveva regalato un libro di Andrea Magrin.

Lui non l'aveva nemmeno aperto: dritto in libreria, dove è rimasto sette anni.

Poi, nel momento peggiore, l'occhio gli è caduto proprio lì.

L'ha aperto. E stavolta ha sentito il bisogno di andare fino in fondo.

"Ho iniziato il Metodo, e la prima sensazione è stata di liberazione, di rilassatezza proprio interna. Mi sono sentito rilasciare questa morsa che mi stringeva dalla mattina alla sera."

Lavorandoci, Massimo ha visto il suo punto con una chiarezza che trent'anni di pratica non gli avevano dato: la dipendenza. Prima le droghe, poi il fumo, poi le relazioni. Forme diverse dello stesso meccanismo. Perché ogni dipendenza, vista col Metodo, è un loop: un pensiero agganciato a una sensazione fisica, tra pancia, petto e gola, che non vuoi sentire. C'è sempre un dolore nel corpo sotto una dipendenza. Se vuoi riguardare il telefono per cercare la tua ex, c'è un dolore che ti spinge a farlo. E agire per dolore non è il massimo.

La via d'uscita che Massimo ha trovato non passa dalla mente. Passa dal portare l'attenzione al corpo, dentro la sensazione, fino a scioglierla. Ed è da lì che si entra nello stato Senzamente: la mente che si ferma, la pace che resta.

"Ho iniziato il Metodo, e la prima sensazione è stata di liberazione, di rilassatezza proprio interna. Mi sono sentito rilasciare questa morsa che mi stringeva dalla mattina alla sera."

"È velocissimo perché ti porta dentro il corpo. Una cosa talmente semplice che mi ha fatto scoprire un mondo. Riesco a percepire da dove nasce la mia sofferenza: non è un pensiero, è una sensazione all'interno del mio corpo."

C'è un dettaglio che rende il suo racconto prezioso per chiunque abbia già "provato tutto": Massimo non rinnega niente. Il buddismo l'ha aiutato a risalire da un pozzo nero, e la sua religione già gli diceva che la risposta è dentro. Ma una cosa è saperlo, un'altra è avere lo strumento per andarci, dentro, e lavorarci in modo diretto.

"Una roba che mi ci sarebbero voluti tre anni per sciogliere… in pochissimo tempo. E in maniera continuativa: non è che oggi sto bene e domani riparte la paranoia. No. Punto, non c'è più."

Il cambiamento l'hanno notato anche gli altri. Gli amici di Firenze, la sua ex moglie: "Massimo, ti si vede più sereno, più tranquillo, più presente." Insieme, com'è normale quando ti liberi da catene pesanti, sono arrivati anche gli attacchi di chi non capisce. Fa parte del viaggio.

Oggi Massimo si sveglia la mattina, si percepisce tutto, e decide di ripartire. Ogni giorno. Con un entusiasmo che, parole sue, non avrebbe mai pensato di poter provare in maniera così continuativa.

Tanto che ne ha parlato alla persona che ha più nel cuore: sua figlia.

La mia storia

Ho 62 anni, vengo da Firenze. Ne ho passate tante nella vita: a vent'anni ho avuto un periodo di tossicodipendenza pesante, e ne sono uscito. La mia religione è il buddismo, pratico da trent'anni, e mi ha aiutato tantissimo: da un pozzo nero mi sono rialzato, ho realizzato tanto. Non rimpiango niente, anzi.

Sette anni fa una mia amica mi ha regalato un libro di Andrea. Non l'ho neanche aperto: l'ho messo in libreria, e lì è rimasto per sette anni. Poi mi sono lasciato con la donna con cui convivevo da dieci anni. Mia figlia vive in un'altra città. E questa volta sentivo che la sofferenza non finiva mai, come se mi mordesse qualcosa dentro.

Una morsa che mi stringeva h24, dalla mattina alla sera. Un giorno, per caso, mi è cascato l'occhio sulla libreria. Ho visto il libro. L'ho letto, dopo sette anni, sono sincero, nel momento proprio all'apice in cui stavo male. E ho sentito la necessità di approfondire.

Ho iniziato il Metodo, e la prima sensazione è stata di liberazione, di rilassatezza interna. Mi sono sentito rilasciare quella morsa. E facendo il Metodo ho capito il mio punto: la dipendenza. Prima con le droghe, poi col fumo, poi nelle relazioni. Come tutte le dipendenze, ti porta in un vicolo cieco.

Questo Metodo per me è stato eccezionale perché è veloce. Di una velocità stratosferica. Una roba che mi ci sarebbero voluti tre anni per scioglierla, in pochissimo tempo non c'era più. E in maniera continuativa: non è che la sciolgo oggi e domani riparte la paranoia. Punto, non c'è più.

Riesco a percepire da dove nasce la mia sofferenza. Non è un pensiero: è una sensazione all'interno del mio corpo. Pur venendo da una religione che spiega che tutto è dentro di noi, questo mezzo potente di percepire dove sta il problema e poterci lavorare, per me, è stato scoprire un mondo.

I miei amici a Firenze mi dicono: Massimo, ti si vede più sereno, più tranquillo, più presente. E ogni mattina mi sveglio, mi ripercepisco tutto, e decido di ripartire: di liberarmi dalle catene che mi tengono e di diventare, ogni giorno, felice.

SITUAZIONE PRIMA DEL METODO

  • Sentivo una morsa che mi stringeva h24, dalla mattina alla sera, e questa volta non passava.

  • Avevo praticato per trent'anni, eppure la sofferenza per la fine della mia relazione non si scioglieva.

  • Non vedevo il filo che legava le mie dipendenze: le droghe a vent'anni, il fumo, le relazioni.

  • Cercavo la risposta nella mente, mentre il dolore viveva nel corpo.

    Il libro che poteva aiutarmi è rimasto chiuso nella mia libreria per sette anni.

RISULTATI OTTENUTI GRAZIE AL METODO

  • Ho sentito la morsa rilasciarsi: una liberazione e una rilassatezza interna che non conoscevo.

  • Ho visto il mio punto: la dipendenza. E ho iniziato a scioglierla alla radice, nel corpo.

  • Quello che si scioglie resta sciolto: non è che oggi sto bene e domani riparte la paranoia. Punto, non c'è più.

  • Riesco a percepire da dove nasce la mia sofferenza, ed è una sensazione, non un pensiero.

  • Chi mi conosce mi vede più sereno, più tranquillo, più presente.

  • Mi sveglio ogni mattina con un entusiasmo continuativo che non avrei mai creduto possibile, e ne ho parlato anche a mia figlia.

Come ha applicato il Metodo Magrin Massimo per ottenere questa trasformazione di successo?

  • Ha aperto il libro rimasto sette anni in libreria e ha sentito la necessità di andare fino in fondo.

  • Ha portato l'attenzione dentro il corpo, sulla morsa che lo stringeva, invece di analizzarla con la mente.

  • Ha lavorato sul loop della dipendenza, la radice comune di droghe, fumo e relazioni, sciogliendo il dolore che c'era sotto.

  • Ha continuato a sfidarsi ogni giorno, anche quando il cambiamento faceva paura come un terremoto.

  • Ha scelto di proseguire il percorso in compagnia, dentro le Academy, invece di farlo da solo.

  • Nei prossimi 3/6 mesi il suo impegno è continuare a liberarsi da ciò che resta delle sue catene, un giorno alla volta.

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