La storia di un site manager che allena la testa dei giovani calciatori per passione, e del malessere al petto che nessuna tecnica gli aveva mai tolto!
"Quando mi hai detto 'dove lo senti?', l'ho sentito da due parti: al petto… e nel portafoglio."
C'è una categoria di persone difficilissima da convincere: quelli che gli strumenti li usano per mestiere.
Un mental coach ha già la cassetta degli attrezzi piena, PNL, tecniche di comunicazione, esercizi di visualizzazione. Ne ha viste tante, ne ha scartate di più. E soprattutto ha un metro spietato per giudicare qualsiasi novità: funziona sui miei ragazzi, sì o no? In quante sessioni?
Ne sa qualcosa Fabio, site manager di giorno e mental coach sportivo per passione, nel settore giovanile del calcio. Uno che una volta all'anno andava a caccia di strumenti nuovi: coaching, PNL, costellazioni, chakra.
Non per collezionismo, per due motivi precisi.
Il primo: i suoi ragazzi hanno un'attenzione di mezz'ora, trentacinque minuti a sessione, e gli servono cose veloci. Il secondo, quello vero: un malessere atavico al petto che si portava addosso da sempre, e che dopo ogni percorso restava lì.
"Chakra, PNL, costellazioni, un sacco di cose. Poi alla fine, in sostanza, questo rimaneva."
Quando ha incrociato il Metodo con una pubblicità, ha fatto quello che fa sempre: è andato a verificare. Al tour di Milano si è messo in prima fila, a un metro da Andrea. "Vediamo, fammi vedere, sto qua."
E quando è partito il "dove lo senti?", la risposta interiore è stata da manuale dello scettico che ha già pagato troppi corsi:
"Da una parte lo sentivo al petto. E dall'altra… nel portafoglio. Ho pensato: un altro che vuole approfittarsene."
Fa ridere, e infatti nel video ridono entrambi. Ma è il punto esatto in cui la sua storia diventa interessante: Fabio non si è fermato alla battuta.
Da persona che sperimenta sistematicamente, "lo provo: se funziona bene, se non funziona, ho capito", si è dato la possibilità di verificare. E già in mattinata qualcosa si muoveva. Con il "mappazzone" storico al petto ci sta ancora lavorando, strato dopo strato: come dice lui, citando il detto del diamante coperto di letame, "diciamo che io ho un letamaio sopra". Ma la direzione è cambiata. Quel malessere che era "una sorta di tristezza che faceva parte di me" adesso si sta sciogliendo, e l'anno più difficile, quello della separazione da sua moglie, l'ha attraversato col Metodo addosso.
Poi c'è la parte professionale, quella che si misura in numeri. Prima, per portare un ragazzo a un certo risultato, Fabio costruiva pacchetti da otto sessioni di PNL. Adesso ha un problema nuovo, di quelli che fanno sorridere: "In tre sessioni ho finito."
Il caso che racconta nel video vale da solo la visione. Un ragazzino di sedici anni, squadra professionista. Cambia l'allenatore, cambia il modulo, e lui sparisce dai radar: non si sente più visto.
Sotto, la paura vera, "l'anno prossimo non sarò più qui, mi scarteranno".
Fabio prima ci prova con le tecniche classiche, la voce di Paperino innestata sull'allenatore, i giochi di visualizzazione. Funziona a metà. Poi cambia strada: gli spiega cos'è un loop, un pensiero legato a una sensazione nel corpo, da qualche parte tra pancia, petto e gola, gli dà un libricino dove segnare cosa gli arriva durante gli allenamenti, e ci lavora sopra. Sulla paura di non essere visto, di essere messo da parte, di essere scartato.
Tre sessioni. "Come al solito: magia. E son veloci, tra l'altro."
Da lì il Metodo è entrato dappertutto nella sua vita: nel lavoro di cantiere, nelle relazioni, nelle sessioni coi ragazzi, a cui insegna anche a stare nello stato Senzamente prima delle partite, quando la pressione sale. Quando qualcosa lo infastidisce, parte in automatico il "dove lo sento?", e ci entra dentro "come se non ci fosse un domani". E su una cosa Fabio è diventato quasi militante, e vale per chiunque abbia figli, sportivi o no: i genitori. Le proiezioni di genitori, allenatori e procuratori, dice, fanno più danni della peste. I ragazzi sono fogli bianchi: a quattordici anni ci vorrebbe pochissimo. "Se potessi, lavorerei più sui genitori che coi ragazzi. Io, se avessi avuto uno come me a sedici anni, non avrei avuto tutti i problemi che ho avuto."
E la chicca finale, quella che nessuno si aspetta: certi suoi ragazzi il Metodo lo usano da soli, per reggere la pressione dei genitori. E gli chiedono il permesso, come si chiede di usare un attrezzo della palestra.

Di giorno faccio il site manager in cantiere. Poi c'è la mia passione: faccio il mental coach nello sport, nel settore giovanile del calcio. Non per soldi, perché mi interessa, e perché coi ragazzi funziona così: se riusciamo a pulirli lì, attraverso la passione, gli diamo strumenti che si portano nella vita da grandi.
Io sono un curioso. Una volta all'anno andavo a cercare strumenti nuovi: coaching, PNL, costellazioni, chakra. Un po' per i ragazzi, hanno un'attenzione di mezz'ora a sessione, mi servono cose veloci, e un po' per me. Perché io arrivo da un malessere atavico al petto, una sorta di tristezza che faceva parte di me.
E dopo ogni percorso, alla fine, quello rimaneva. Il Metodo l'ho trovato con una pubblicità, e quando c'è stato il tour a Milano mi sono messo in prima fila, a un metro da Andrea. Vediamo sto qua. Quando ha iniziato col "dove lo senti?" io l'ho sentito da due parti: al petto e nel portafoglio. Ho pensato: un altro. Però io non metto mai il carro davanti ai buoi: le cose le provo. Se funzionano bene, se no ho capito. E già nella mattinata ho cominciato a sentire che funzionava.
Si dice che siamo diamanti con sopra un sacco di letame. Ecco, io ho un letamaio sopra. Però pian piano l'ho intrapreso completamente, e ho quasi eliminato tutto il resto, alcune cose della PNL mi servono ancora, a livello comunicativo. Mi ha aiutato tantissimo anche nella separazione da mia moglie, un anno piuttosto difficile.
Coi ragazzi è bellissimo. Ti racconto di un ragazzino di sedici anni, squadra professionista. Nuovo allenatore, nuovo modulo, e lui non si sentiva più visto. Sotto c'era la paura: l'anno prossimo non sarò più qui, mi scarteranno. Prima ci ho lavorato con la PNL, la voce di Paperino sull'allenatore, quelle tecniche lì, e funzionava a metà. Poi ho detto: ma io c'ho il Metodo. Gli ho spiegato cos'è un loop, gli ho dato un libricino per segnarsi cosa gli arrivava negli allenamenti, e abbiamo lavorato sulla paura. In tre sessioni, magia. E prima mi servivano pacchetti da otto.
Adesso il Metodo è parte della mia vita. Lo uso sul lavoro, lo uso con le persone che ho accanto, lo uso su di me: quando qualcosa mi infastidisce parte in automatico il "dove lo sento?" e ci entro dentro. E ai genitori dico sempre: lasciatemi lavorare, e se vedete vostro figlio seduto in uno stato pseudo-catatonico, tranquilli, sta solo sentendo piedi, gambe, mani, braccia. Ma la verità è che lavorerei più sui genitori che coi ragazzi. I ragazzi sono fogli bianchi: a quattordici anni ci vorrebbe pochissimo per cambiargli la vita in un modo impressionante.
Mi portavo addosso da sempre un malessere atavico al petto, che nessuna tecnica toccava.
Avevo provato coaching, PNL, costellazioni, chakra: la cassetta degli attrezzi era piena, il problema restava.
Per portare un ragazzo a un risultato mi servivano pacchetti da otto sessioni.
Coi giovani mi servivano strumenti veloci, mezz'ora di attenzione a sessione, e non li trovavo.
Davanti a ogni novità pensavo "un altro che vuole approfittarsene".
La mia sensibilità la maledivo, invece di usarla.
Il malessere al petto che mi perseguitava si sta sciogliendo, strato dopo strato.
Ho attraversato l'anno della separazione, il più difficile, col Metodo addosso, e mi ha aiutato tantissimo.
Coi ragazzi ottengo in tre sessioni quello che prima richiedeva otto.
Quando qualcosa mi infastidisce parte in automatico il "dove lo sento?", e riesco a venirne fuori anche da solo.
Ho quasi eliminato tutto il resto: il Metodo è diventato lo strumento principale, sul lavoro e nella vita.
La sensibilità che maledivo adesso mi serve per arrivare a più persone possibile. E mi piace.
È andato a verificare di persona al tour di Milano, mettendosi in prima fila "a un metro" da Andrea.
Ha sperimentato con metodo, da professionista degli strumenti: "lo provo, se funziona bene, se no ho capito".
Ha lavorato sul suo "letamaio" personale strato dopo strato, senza pretendere che sparisse in un giorno.
Ha portato il Metodo nelle sessioni coi suoi giovani calciatori: spiegazione del loop, libricino per annotare le sensazioni, lavoro sulla paura.
L'ha integrato con onestà: alcune cose della PNL le usa ancora, ma il cuore del lavoro è il corpo.
Nei prossimi 3/6 mesi il suo impegno è portare il Metodo anche ai genitori dei suoi ragazzi, "perché se cambiano loro, cambia tutto".
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