CASO STUDIO DI: cristiana

Non riusciva più a entrare in quel supermercato… Dopo una settimana di Metodo ha preso il carrello: La storia di Cristiana.

La storia di una donna che credeva ai suoi pensieri, e che ha scoperto di aver sempre fatto tutto al contrario!

"Le commesse erano le stesse, l'ambiente era lo stesso. Tutto identico a prima. Ma io non avevo più quella cosa."

Quante volte hai provato a superare una paura affrontandola di petto? Ti sforzi, stringi i denti, ci vai lo stesso. E ogni volta ne esci distrutto, con la conferma che qualcosa in te non va. Perché la volontà, contro certe sensazioni, semplicemente non basta: loro sono più forti, e vincono sempre.

Ne sa qualcosa Cristiana, che un anno fa stava attraversando una delle fasi più pesanti della sua vita. Aveva fatto psicoterapia, senza che funzionasse. Aveva provato mindfulness e un percorso di crescita personale che le aveva messo un po' di ordine in testa, ma era sempre lì, nei pensieri. Pensieri ciclici, ripetitivi, uguali decine di volte nella stessa giornata. E la colpa, sempre la colpa: di quello che era successo nel passato, di quel momento di crisi, di tutto.

"Io credevo ai pensieri. Ero totalmente identificata. Quando stavo male pensavo: vuol dire che sono i pensieri che vanno cambiati."

C'era un dettaglio concreto, in tutto questo, che rendeva la sua vita un percorso a ostacoli. Un supermercato. Uno in particolare, per una serie di circostanze sue. Quando entrava, il fisico reagiva, parole sue, come un attacco di panico: si irrigidiva, non vedeva più le cose, e ne usciva "morta". Ci provava lo stesso, per superarla. E ogni volta perdeva.

Poi le capita una pubblicità su Facebook, proprio mentre cercava qualcosa che la aiutasse a entrare nel corpo. Da persona prudente, prima si legge il primo libro di Andrea. Poi partecipa alle cinque serate gratuite della Lampada di Al Magrino. E lì sente lo sketch che le ribalta la prospettiva: quello della mucca nel recinto, l'animale così grosso che potrebbe sfondarlo quando vuole, e invece si ferma, perché una volta il filo elettrificato gli ha fatto male.

"Caspita, ma è vero. Anch'io faccio così."

La rivelazione arriva subito dopo, ed è il cuore del Metodo: il pensiero c'è perché stai scappando dalla sensazione. Non il contrario. Il loop è quel circuito tra un pensiero e una sensazione fisica, tra pancia, petto e gola, che si rinforza ogni volta che fuggi. La via d'uscita è portare l'attenzione proprio lì, dentro la sensazione, finché si scioglie.

Cristiana aveva passato anni a lavorare sui pensieri, cioè a fare esattamente l'opposto di quello che serviva.

"Facevo quello che avevo sempre fatto, al contrario praticamente. E l'ho scoperto perché, facendo come dicevi tu, non stavo più male."

Ha iniziato il primo percorso, e con lui gli incastri: le sessioni col Metodo insieme a un'altra persona. Non ha mai lavorato sul supermercato, non pensava nemmeno di poterlo superare.

Ha lavorato sui singoli loop: la paura del giudizio, il terrore che gli altri vedessero quanto male stava.

E dopo una settimana di incastri, quello che lei chiama "il miracolo del supermercato".

"Entro, prendo il carrello e… wow. Non sono impanicata. Ma non era 'ce l'ho fatta': era come se non avessi mai avuto quel problema. Una cosa che non mi apparteneva più. Le commesse erano le stesse, l'ambiente identico a prima. Ma io non avevo più quella cosa."

Quel momento è stato un seme. Perché le ha mostrato che stava vivendo un'illusione: immersa in sensazioni pesanti, filtrava la realtà e se la raccontava. Se bastava una settimana di incastri a far sparire una cosa del genere, allora, decisione presa sul posto, "li voglio togliere tutti".

Da lì i risultati si sono allargati a macchia. È uscita dalla casa "in prestito" dove era rimasta incastrata un anno e mezzo a raccontarsela, e ha preso un volo per andare a vedere se la Sicilia era il suo posto. Ha visto i soldi muoversi ("è arrivato molto più di quello che avevo chiesto"). Ha scoperto che perfino la sua fretta cronica era fatta di loop: tolte le tensioni, arrivava puntuale più di prima. E lo yoga, che prima faceva restando nei pensieri, adesso se lo gode.

La sua sintesi è tra le più precise mai sentite in un caso studio: "Il metodo si impara in trenta secondi. Poi è come un libretto delle istruzioni della vita: la devi vivere. Come a pallavolo, le regole le impari subito, ma diventi brava giocando."

E lo stato Senzamente, com'è? "Provalo. Perché ogni parola, alla fine, è un'illusione."

La mia storia

La mia storia è divertente. Punto numero uno: sono scappata dal Veneto a gambe levate. Ho perfino studiato dizione per togliermi l'accento. Quindi quando il mio fidanzato Eduardo mi ha detto "sto seguendo un tipo veneto che fa meditazione", ho detto: no, Edu, per favore, lasciamo perdere sta cosa. Solo l'accento veneto non potevo sentire.

Io non ci credevo. Poi una volta mi è venuta una febbre a quaranta, durata sette giorni, che non se ne andava. Un giorno stavo malissimo, mi si era bloccata tutta la colonna. Volevo chiamare l'ambulanza, e lui: "No, ti faccio una sessione." E io: aspetta un attimo, come, una sessione? Io vorrei andare in ospedale.

Comunque: mi ha detto "senti i piedi, le gambe", e io mi sono sbloccata. Ho semplicemente rilassato il corpo, mi sono lasciata andare al dolore in quel momento. E ho detto: questa cosa funziona.

Non ho detto "la voglio fare". Ho detto: funziona, ottimo, datemi un IBAN, voglio pagare qualcuno perché se lo merita. Sapevo che c'era qualcosa di più grande dietro, e volevo contribuire.
Poi ho fatto il primo incontro con Simone, il mio tutor, e lo ringrazio pubblicamente: mi ha presa e accompagnata dal punto zero al punto dove sono ora. Non avrei continuato il Metodo, lui ha visto qualcosa in me che io non vedevo.

Ti dico una cosa: io non avevo particolari problemi. Non era "mio Dio, non trovo il senso della vita, soffro". Mi facevo la mia vita e stavo bene. Bella relazione, bello studio, bel lavoro, belle cose, bella famiglia. Però si può avere tanto di più, e questa cosa non te la dice nessuno, perché siamo abituati ad accontentarci. Mia mamma mi diceva sempre: è contento chi si accontenta… la sega. Possiamo avere tutto. Davvero. E non è una vergogna dirlo.

Un mio grande risultato? Ho una relazione meravigliosa con il mio ex. Dopo averlo lasciato, ho provato amore incondizionato. Ma sincero: quello che non ha aspettative, che non chiede niente, e che riceve magari anche brutte parole, e proprio lì capisci che è incondizionato.

Durante un incastro ho avuto un'esperienza di felicità, ma era più gratitudine: una sensazione fortissima che non saprei spiegare a parole. Non la cercavo, e l'ho trovata. Per un momento ho pensato di essere arrivata, e ho cercato di ri-arrivare lì. Poi ho capito che non è l'obiettivo che mi rende felice: è il percorso. Usavo il Metodo in maniera quasi ossessiva, con le aspettative. Ed è proprio ciò che ti ferma, l'aspettativa. Ti apri a tutto ciò che può essere solo quando non ne hai più.

E poi c'è la cosa che dico sempre a chi inizia: in Magrin la G è la G di gioco. Questo è un percorso denso, si entra a contatto con tanto dolore nostro, quello che non vorremmo mai guardare. Però ti porta anche a divertirti tanto. Divertirsi da morire mentre si scioglie: quella è la chiave. Ciò che ti impedisce di divertirti è un loop, ed è il primo che va sciolto.

SITUAZIONE PRIMA DEL METODO

  • Stavo bene: bella relazione, bello studio, bel lavoro, bella famiglia. Non cercavo niente.

  • Ero convinta che "accontentarsi" fosse la vita: nessuno ti dice che si può avere tanto di più.

  • Solo a sentire "guru veneto" scappavo, io che dal Veneto ero scappata davvero.

  • Non credevo al Metodo, nemmeno vedendolo praticare in casa.

  • Usavo le aspettative come bussola, senza sapere che erano proprio loro a fermarmi.

RISULTATI OTTENUTI GRAZIE AL METODO

  • Ho costruito una relazione di amore incondizionato con il mio ex: senza aspettative, senza chiedere niente.

  • Ho vissuto durante un incastro un'esperienza di gratitudine e benessere che non so spiegare a parole, e che non stavo cercando.

  • Ho capito che la felicità non è nell'obiettivo ma nel percorso, e ho smesso di usare il Metodo "a caccia di risultati".

  • Ho fatto pace col Veneto, con l'accento e con le mie radici.

  • Ho scoperto che si può avere tanto di più di una vita "che va bene", e che non è una vergogna dirlo.

  • Aiuto altre persone ad avvicinarsi al Metodo, ricordando a tutti la G di gioco.

Come ha applicato il Metodo Magrin Cristiana per ottenere questa trasformazione di successo?

  • Ha giudicato il Metodo dai fatti: una sessione vissuta sulla propria pelle, non le promesse (e per i problemi di salute resta la regola: prima il medico).

  • Si è fatta accompagnare dal suo tutor Simone, dal punto zero fino a oggi, anche quando da sola non avrebbe continuato.

  • Si è incastrata con costanza, portando negli incastri anche il dolore che non avrebbe mai voluto guardare.

  • Ha lavorato sulle aspettative come loop, smettendo di rincorrere lo stato che aveva assaggiato.

  • Ha tenuto viva la G di gioco: divertirsi mentre si scioglie, sciogliendo per primo ciò che impedisce di divertirsi.

  • Nei prossimi 3/6 mesi il suo impegno è continuare il percorso godendoselo, e aiutare chi si avvicina al Metodo a fare lo stesso.

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Andrea Magrin non è né un medico, né uno psicologo. E’ l’autore di questo sito e non dispensa consigli medici né prescrive l’uso di alcuna tecnica come forma di trattamento per problemi fisici e medici senza il parere di un medico o uno psicologo, direttamente o indirettamente. L’intento dell’autore è semplicemente quello di offrire informazioni di natura generale per aiutarti nella ricerca del benessere fisico, emotivo e spirituale. Nel caso in cui usassi le informazioni contenute in questo sito per te stesso, che è un tuo diritto, l’autore non si assume alcuna responsabilità delle tue azioni. In caso di dubbi, ti consiglio di consultare prima il tuo medico o il tuo psicologo. La metodologia “METODO MAGRIN” è una attività professionale svolta ai sensi della legge 4/2013